Omeopatia: un mondo variegato

Seconda parte


Come fanno ad agire rimedi omeopatici?

  • Come funziona l’omeopatia?
  • Cosa succede quando una persona prende un rimedio omeopatico, sia esso in granuli, globuli o gocce?
  • Si può curare con l’omeopatia il raffreddore, la sinusite, l’ansia?

Quando oggigiorno si parla, sui social e sui media, di omeopatia, si parla di un mondo molto variegato, in cui entrano tante esperienze, tante proposte, tante terapie che poco hanno a che fare con l’omeopatia.
L’omeopatia unicista si fonda esclusivamente sui rimedi unitari in granuli, sulle dosi uniche in globuli e sulle gocce dinamizzate.

Il primo punto per comprendere l’omeopatia è quello di liberarsi dai pregiudizi. L’omeopatia richiede un paradigma scientifico diverso da quello che attualmente è riconosciuto come unico e valido.

La lettura dell’Organon e la comprensione dell’omeopatia si attua soltanto se ci si arricchisce della realtà universale del vitalismo (prof Negro)

La premessa del vitalismo è che tutto ciò che esiste in natura è la manifestazione a livello materiale di una causa immateriale che la precede.
Questo aforisma impone un linguaggio nuovo, che è il linguaggio analogico. Nella nostra epoca siamo abituati a un linguaggio analitico, o bianco o nero, un linguaggio binario 0-1, senza sfumature di grigio, presenti invece nel linguaggio analogico.
La medicina ufficiale ha spezzettato l’uomo nelle sue parti, sempre più piccole, fino ad arrivare al DNA, ai geni, ai mattoni costituenti il cromosoma.
I medici sono sempre più specialisti di un organo o di un apparato o di una parte di questo.
L’uomo però non lavora a pezzi. Ogni parte funziona integrata con le altre, non c’è una cellula che agisce per conto suo. E’ un continuo intreccio di relazioni, un continuo lavoro di integrazione, di equilibrio.

Quello che noi vediamo non è tutto, ma una manifestazione visibile di una realtà che non vediamo.

L’omeopatia è una finestra aperta sul vitalismo, che era una corrente filosofica molto diffusa tra la fine del 700 e l’inizio dell‘ 800.
Il vitalismo prevede, all’origine della vita, non solo fenomeni fisico-chimici, ma una forza vitale intelligente, non riconducibile e indagabile attraverso metodiche che operano a livello fisico. Questa forza vitale opera costantemente per la conservazione della vita e della salute degli organismi viventi: vis medicatrix naturae.
Domina, regola e coordina il corpo umano in tutti i suoi livelli per mantenerlo nello stato di salute.
La rivoluzione scientifica, nata da Cartesio e proseguita da Claude Bernard fino a Pasteur, ha permesso di vedere i microbi al microscopio e quindi definire i microbi come la causa delle malattie, un agente esterno che ci contagia e che quindi ci causa la malattia.

Però Pasteur, alla fine della sua vita disse:

il microbo è niente, il terreno è tutto

Prima del microbo, c’è il terreno. Non tutti si ammalano, ci vuole una predisposizione, un terreno suscettibile.
Il concetto di predisposizione è fondamentale perché apre una prospettiva clinica completamente diversa.
La visione materialista non ammette la presenza di altro al di fuori della materia.
La fisica quantistica apre degli spiragli dove poter indagare e studiare il mondo dell’immateria.
La visione vitalista inizia dove finisce la materia.

La salute è una condizione di equilibrio
Tomas Pablo Paschero (1904-1986) afferma che non esiste la salute ma solo la malattia. La vita scorre tra uno squilibrio e l’altro, la cui maggiore o minore stabilità dipende dalla sensibilità di ogni malato. Si determina così, per ogni individuo, una ricerca di un nuovo equilibrio strettamente personale.
Nella nostra vita non c’è nulla di statico, è tutto in movimento.
Lo stato di malattia è comune nel nostro corpo. A volte siamo in un equilibrio talmente buono che non ce ne accorgiamo e diciamo di stare bene.

Secondo la visione vitalista la malattia è una continua reazione di adattamento e permette di superare la concezione negativa stessa di malattia.
La malattia diventa l’espressione della reazione della forza vitale, la reazione di guarigione.
Il vitalismo ci aiuta a maturare una visione diversa nei confronti dei fenomeni di ciò che noi chiamiamo malattia.

La malattia vuol dire sofferenza, vuol dire fatica, dolore, impossibilità a vivere una vita normale e certamente porta in sé la negatività di tale situazione.

Non siamo certo contenti quando siamo ammalati ma sappiamo che la malattia è un passaggio, un mezzo che ci permette di arrivare all’obiettivo, che è quello di stare bene, di avere tutti i nostri elementi in equilibrio (fisico, mentale, spirituale, emozionale).
L’intero sistema funziona solamente se è in equilibrio. Se questo equilibrio si spezza ci ammaliamo e quindi le cause di malattia non sono i batteri, i virus, i funghi, ma lo squilibrio. Ci ammaliamo in funzione dell’equilibrio perduto.
Ciò che noi chiamiamo malattia consiste in un meccanismo di difesa che la forza vitale mette in atto per riportarci in una fase di equilibrio.
Tanto maggiore è lo squilibrio, tanto maggiore sarà la reazione di difesa.
Secondo la visione vitalista quindi la febbre è una reazione di difesa dell’organismo che la forza vitale mette in atto per riportare il soggetto il più possibile e il più velocemente verso una situazione di equilibrio, di salute.
Purtroppo, la maggior parte delle persone, appena ha qualche linea di febbre, prende farmaci per abbassarla il più velocemente possibile, non rendendosi conto che, in questo modo, va a bloccare e a rendere inefficace la reazione di difesa della nostra forza vitale.

Non si può guarire sopprimendo un sintomo.
Il sintomo non è la malattia ma la manifestazione di una reazione di guarigione.
Secondo la visione vitalista dell’omeopatia, il sintomo non è il male da curare.
Se ho mal di testa e prendo un antidolorifico, il mal di testa mi passa ma non sono guarito. Ho semplicemente eliminato il sintomo.

Il connubio:

soppressione del sintomo = guarigione, è alla base della medicina allopatica

L’obiettivo della medicina omeopatica è l’equilibrio del sistema.
La psoriasi, per esempio, non è altro che il punto dove si va a canalizzare tutto il processo d’intossicazione che ci si  porta dentro. La natura che scarica sulla pelle tutte le tossine presenti nell’intestino. Non bisogna curare la pelle, ma l’intestino.
La forza vitale è intelligente
Quando noi siamo intossicati, e la malattia è sempre un’eliminazione di tossine che abbiamo accumulato, la forza vitale le scarica su un apparato dove rischia di meno, e, nel caso della psoriasi, sulla pelle.
La forza vitale sta ripristinando l’equilibrio perduto tramite la psoriasi, tramite un organo emuntoriale come la pelle.

Ma perché la pelle?
Perché la pelle si trova nella parte più esterna del nostro organismo, nella parte più lontana dagli organi nobili quali il cuore e il cervello.
La forza vitale è intelligente.
Però, se la forza vitale trova questa porta emuntoriale impraticabile, perché inibita farmacologicamente da farmaci, creme e quant’altro, sarà costretta a rivolgersi ad altri apparati emuntoriali per eliminare le tossine che sono  causa di malattia e quindi di squilibrio.
Per uno psoriasico, la pelle è una valvola di sicurezza.

© Liberamente tratto da lezioni scuola italiana per lo studio e la divulgazione dell’omeopatia Hahnemaniana SISDOH-Torino