Curcuma Longa

“….nel reame di Funghiu…vivono di mercantantia e d’arti; d’ogne cosa ànno grande abbondanza; ànno zizibe e galanga oltre misura…e v’àe un frutto che par zafferano, ma non è, ma vale ben altrettanto ad operare”

Il Milione, cap CL
In Oriente, fin dall’antichità più remota, si estraeva dalla curcuma una materia colorata gialla per tingere le fibre tessili; una tintura che fu molto apprezzata dai Romani che ne facevano uso nell’età imperiale chiamandola “terra merita” poichè arrivava dall’Oriente sotto forma di polvere simile all’ocra.

Il nome deriva dal sanscrito kum-kuma

Dall’India la curcuma fu esportata fin dall’antichità verso l’Occidente. Era nota ai Persiani con il nome di Kur-Kum, che vuol dire zafferano, agli Ebrei col nome di  KurKum, ed anche agli Arabi col nome di Kourkoum.
Anche se questa sostanza non fu molto adoperata in pittura, per la sua scarsa persistenza, fu certamente oggetto di commercio, nel trecento, fra i gialli usati in miniatura. Questa polvere continuò poi ad avere successo come colorante per alimenti  tanto da sostituire lo zafferano stesso e meritarsi così il nome di “zafferano d’Oriente”.
La curcuma divenne famosa anche come medicamento, soprattutto nel XVI secolo quando la dottrina della “signatura” ritenne che essa, per il suo colore giallo come quello della bile, fosse vantaggiosa nel trattamento dell’itterizia. Alla fine del ‘400 figurò tra i medicamenti del celebre Libro delle droghe di Tabenaemontanus consigliati nella cura delle malattie del fegato.
Attualmente è utilizzata principalmente per le sue proprietà coloranti in giallo per i tessuti, ma soprattutto per gli alimenti, burro e senape, margarina, formaggio e yogurt (in combinazione con annato prende il nome di E160b).
Come additivo alimentare (E100) è usata per proteggere gli alimenti dal sole.
La curcuma è utilizzata largamente come una spezia nella cucina indiana e dell’Asia settentrionale: è il principale ingrediente del curry, nome col quale si designano miscele utilizzate per dare sapore e colore ai cibi. Il piatto nepalese chiamato Momos , alimento tradizionale in Asia Meridionale, è costituito da gnocchi nepalesi a base di carne e speziati con curcuma.
  • REGNO: Plantae
  • SOTTOREGNO: Tracheobionta
  • DIVISIONE: Spermatophyta
  • SOTTODIVISIONE: Angiospermae
  • CLASSE: Liliopsida
  • SOTTOCLASSE: Zingiberidae
  • ORDINE: Zingiberales
  • FAMIGLIA: Zingberacee
  • GENERE: Curcuma
  • SPECIE: Curcuma longa
Linnaeus, nel suo Species Plantarum (1753), ascrive il genere Curcuma alla famiglia delle Zingiberacee. Si tratta di un genere di piante erbacee, acauli od a fusto giunchiforme e rizomi assai carnosi di colore arancio, ramificati ed aromatici con radici spesso rigonfie o tuberizzate. Pianta perenne alta un metro circa, con 5-10 grandi foglie oblunghe o ellittiche lunghe fino ad un metro e dotate di un robusto picciolo. L’inflorescenza è a spiga densa di colore giallo o bianco, portata da un peduncolo che sorge dal rizoma (Gerola, 1962).
Le piante appartenenti al genere Curcuma sono diffuse in India, Ceylon, Asia orientale ed Australia; sono inoltre coltivate e talora spontaneizzate in altre zone climaticamente compatibili, quali Madagascar, Africa medridionale, America centrale, Antille, Brasile ed alcune isole del Pacifico come le isole Marchesi e le Hawai (Huxley, 1992).
Si tratta di piante non resistenti al freddo ed adattate a zone dal clima monsonico o comunque caratterizzate da una stagione secca; necessitano di temperature minime di almeno 18°C, media umidità, luce intensa ma non diretta (Gerola, 1962; Huxley, 1992).
La curcuma è conosciuta ed utilizzata fin dalla più remota antichità in India. Se ne adoperano i rizomi, sia primari che laterali, che vengono raccolti manualmente e commercializzati allo stato fresco, oppure bolliti e successivamente essiccati. La droga viene quindi polverizzata, conservata in un recipiente posto in un luogo fresco e buio, ed utilizzata principalmente per le sue proprietà coloranti (Werle e Cox, 2000).
In India la Curcuma longa è tradizionalmente utilizzata come pianta nelle medicine tradizionali, ed oggi è monografata con la denominazione di Haridra su The Ayurvedic Pharmacopoeia of Ondia (2001-2004).
La curcuma viene inizialmente distinta in due tipi, Curcuma longa e Curcuma tonda, spesso considerati specie diverse ma che non sono altro che due tipi di rizoma di forma diversa della stessa pianta.
In Italia la curcuma è presente ancora nella Pharmacopoea Taurinensis del 1833 (CURCUMA longa et rotonda, seu Terra Merita. Radix oblunga, vel rotonda, rugosa, ponderosa, extus pallide lutea, intus crocea, vel aurantiaca, sapore amaro, subacri, odore subfragrante). Non è invece mai stata presente nella Farmacopea Ufficiale Italiana, dove solo in anni più recenti verrà citata la congenere Curcuma zedoaria come ingrediente delle tisane di Achillea e di Tarassaco del Formulario Nazionale, e verrà elencato il principio attivo curcumina fra i reattivi (Franchi e Massarelli, 2000-2001).
Con la ripresa di interesse che c’è stata in seguito alle recenti scoperte di nuove proprietà, la curcuma è oggi inclusa tra le Monografie di Piante Medicinali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Fansworth, 2002).

La chimica della Curcuma

Della Curcuma longa viene impiegata, sia in medicina che nell’alimentazione, la parte rizomatosa disseccata (in inglese chiamata TURMERIC), intensamente colorata in giallo. Questo colore è conferito da composti chimici appartenenti alla classe dei curcuminoidi (3-5%), i cui principali rappresentanti sono la curcumina (chiamata anche diferouilmetano, C21H20O6), la demetossicumina e la bis-demetossicucumina. La concentrazione massima della curcumina, il composto più rappresentativo, è dell’ 1,2%.
L’altro costituente principale dei rizomi è l’olio essenziale (3-5%), volatile, prevalentemente composto da sesquiterpeni, quali zingiberene, curcumolo ed alfa e beta turmerone. Abbondanti anche i flavonoidi (Monografie ESCOP,2006; Planta Medica Edizioni).
Il curcuminoide bisdemetossicurcumina è caratteristico della curcuma (Staesche, 1992).
Costituenti minori comprendono gli arabinogalactani acidi ukonani A-D ( Gonda, 1992).

Attività biologiche della Curcuma Longa

Proprietà farmacodinamiche

La ricerca farmacologica ha dimostrato che le principali attività farmacologiche del rizoma della pianta curcuma longa devono essere attribuite ai costituenti chimici appartenenti alla classe chiamata dei curcuminoidi ed, in primis, alla curcumina.
La curcuma esercita effetti coleretici, antinfiammatori, antiossidanti, epatoprotettivi, ipolipidemici ed antitumorali.
I cucrcuminoidi e l’olio essenziale sono considerati i costituenti farmacologicamente attivi (Ammon, 1991; Srimal, 1997).
Negli ultimi anni l’interesse per il potenziale della curcumina come agente neuroprotettivo è in aumento.

Proprietà antinfiammatorie

La Curcuma si è dimostrata un potente antinfiammatorio senza effetti collaterali a dosi terapeutiche.
Un notevole numero di studi in vitro ed in vivo è stato dedicato alla valutazione degli effetti della curcumina sui processi dell’infiammazione. Questi studi hanno dimostrato che la curcumina agisce su differenti livelli della cascata infiammatoria attraverso effetti esercitati su diversi enzimi e citochine.
Le citochine proinfiammatorie come l’interleuchina 1 beta (IL-1) ed il tumor necrosis factor (TNF alfa) giocano un ruolo chiave nella patogenesi dell’infiammazione tissutale.
Il TNF stimola una importante proteina la kappa B (NF kappa B) che, a sua volta, attiva una serie di geni coinvolti nell’infiammazione e nella proliferazione cellulare.
Agenti antinfiammatori capaci di sopprimere la produzione e le azioni cataboliche di queste citochine possono avere un potenziale terapeutico rilevante nei vari processi infiammatori. Gli effetti della curcumina sono stati studiati in vitro  in colture di condrociti umani trattati con IL-1 e TNF alfa (Shakibaei, 2007); questo trattamento determina la soppressione dell’attivazione del fattore di trascrizione NfkB ed in ultima analisi conduce all’inibizione dell’espressione della ciclossigenasi 2 (COX2) e della metalloproteasi 9 (MMP9).
La curcumina ha impedito l’incorporazione del 76% dell’acido arachidonico, nelle membrane lipidiche dei macrofagi peritoneali di ratto, del 45% della prostaglandina E2, del 61% del leucotriene B4 e del 34% del leucotriene C4. Ha inoltre impedito il rilascio degli enzimi elastasi, collagenasi e ialuronidasi rispettivamente del 57, 61 e 66%.
Questi dati dimostrano che la curcumina può controllare il rilascio dei mediatori dell’infiammazione come gli eicosanoidi e gli enzimi idrolitici prodotti dai macrofagi (Joe e Lokesh, 1997).
Plummer e Coll. (Plummer, 1999) hanno dimostrato che la curcumina inibisce l’attivazione del fattore NfkB, e quindi l’induzione di COX2 mediata dalle citochine infiammatorie, in particolare nelle cellule epiteliali del cancro umano del colon.
L’inibizione dell’espressione di COX-2, ma non di COX-1, da parte della curcumina è stata osservata anche negli esperimenti condotti da Goel e Coll. (Goel, 2001) in cellule HT29 di cancro umano di colon.
Recenti ricerche dell’American Association for Cancer Research hanno definito che l’inibizione della curcumina sulle ciclossigenasi (del 32% sulla COX-1 e del 70% sulla COX-2) è in funzione della dose assunta e del tempo di somministrazione.
Nell’asma e nella BPCO lo stress ossidativo non solo attiva l’NFkB ma anche altera l’acetilazione e la deacetilazione degli istoni attraverso delle modificazioni degli enzimi istone-deacitilasi. La curcumina esercita un’azione scavenger diretta sui radicali liberi e modulare le vie di segnale controllate dall’NFkB e della mitogen-activated protein kinase (MAP). Inoltre riduce l’espressione della metalloproteinasi di matrice, delle molecole di adesione e dei fattori di crescita che esprimono l’espressione di istone deacetilasi ossidate anomale nel polmone. Lo studio indica che la curcumina potrebbe essere un potenziale antiossidante ed antiflogistico contro le malattie croniche del polmone
(Biswas 2008).
Uno studio nel ratto ha mostrato che la curcumina ha un’azione antiflogistica in un modello di asma animale attraverso la soppressione dell’NO. I ratti venivano sensibilizzati tramite la ovalbumina e poi ricevevano la curcumina per via intraperitoneale. Si è visto che nei ratti sensibilizzati con la ovalbumina i livelli di  ossido nitrico (NO) nel tessuto polmonare erano aumentati per un’aumentata attività della iNOS (ossido nitrico sintetasi inducibile), con aumento anche delle citochine infiammatorie e degli eosinofili e con un’aumentata risposta broncocostrittiva all’inalazione di metacolina. La curcumina ostacolava significativamente questi fenomeni riducendo l’attività della iNOS e conseguentemente la produzione di NO indotta dall’interferone gamma. Lo studio indica che la curcumina può ostacolare la flogosi respiratoria in ratti sensibilizzati con ovalbumina sopprimendo l’attività della iNOS e la produzione di NO (Moon, 2008).

La curcumina e i curcuminoidi inibiscono potentemente l’attività della 5 lipossigenasi (Hong et Al, 2004). I risultati di questo studio indicano che la curcumina interferisce col metabolismo dell’acido arachidonico bloccando la fosforilazione della fosfolipasi citosolica A2, riducendo l’espressione della COX2 e inibendo le attività catalitiche della 5-lipossigenasi. Queste attività concorrono a spiegare l’azione antiflogistica e anticarcinogenetica della curcumina e dei curcuminoidi.

In uno studio incrociato, randomizzato, in doppio cieco, 18 pazienti, affetti da artrite reumatoide trattati giornalmente per due settimane con 1200mg di curcumina o 300 mg di fenilbutazone, hanno mostrato un miglioramento significativo della rigidità al mattino, tempo di deambulazione e gonfiore articolare in entrambe le fasi rispetto ai valori della linea di base (Deodhar, 1980).
In un altro studio randomizzato, dopo chirurgia per ernia inguinale o idrocele, 45 pazienti sono stati trattati, giornalmente, per 5 giorni, a decorrere dal giorno postoperatorio, con 1200mg di curcumina o 300mh di fenilbutazone. Miglioramenti della tipica sintomatologia postoperatoria (edema della corda spermatica, sensibilità, dolore) sono stati osservati nell’ 84% dei pazienti del gruppo della curcumina, nell’ 86% del gruppo del fenilbutazone e nel 62% del gruppo del placebo (Satoskar, 1886).
In ultima analisi la curcumina presenta una duplice azione dosedipendente (azione sulle ciclossigenasi, via sulla quale agiscono gli antinfiammatori non steroidei; azione sulle lipossigenasi, via sulla quale agiscono gli antinfiammatori steroidei) il che la rende molto interessante come antinfiammatorio, in virtù anche della bassissima tossicità che presenta.

Azione epatoprotettiva e sull’apparato digerente

L’effetto protettivo sul fegato dell’estratto di curcuma è stato studiato su ratti che ricevevano come sostanza epatotossica il tetracloruro di carbonio. Questa droga ha dimostrato di ridurre significativamente l’aumento dei livelli di bilirubina, transaminasi, fosfatasi alcalina e colesterolo indotto dal tetracloruro di carbonio sia quando somministrata per 2 settimane prima del tossico e sia ancora di più quando data per 2 settimane prima del tossico e poi in concomitanza ad esso.Al termine della sperimentazione gli animali che ricevevano l’estratto della droga mostravano un’entità di lesioni epatiche significativamente minore rispetto a quelli del gruppo di controllo. Questo effetto sembra dovuto all’azione antiossidante della curcuma, poiché le biopsie epatiche dei ratti trattati con la droga mostravano una notevole riduzione dei livelli degli idroperossidi sia nei microsomi sia soprattutto nei mitocondri (Chainani-Wu N., 2003).
Uno studio in vitro ha indagato l’azione epatoprotettiva della curcumina. Gli epatociti di origine umana erano esposti all’etanolo, che causava un aumento di 3,5 volte nella produzione di LDH e un raddoppio dei livelli di lipoperossidi. Inoltre si osservava un forte aumento dell’attività degli enzimi antiossidanti. La curcumina alla concentrazione di 5 microM ostacolava fortemente questi fenomeni e tendeva a riportare alla norma i livelli degli enzimi antiossidanti. Lo studio conferma che la potente azione antiossidante della curcumina è alla base della sua azione epatoprotettiva (Naik, 2004).
Uno studio in vitro ha esaminato il meccanismo che spiega l’ulcera gastrica indotta dall’indometacina e l’effetto protettivo esercitato su di essa dalla curcumina. Si è visto che la curcumina bloccava in modo dose dipendente le lesioni gastriche da indometacina, riducendone l’incidenza dell’82% alla dose di 25 mg/kg., eliminando il danno ossidativo indometacino correlato. L’indometacina causava un aumento di 5 volte dei radicali idrossilici, che era prevenuto dalla curcumina. L’indometacina inattivava irreversibilmente la perossidasi solo in presenza di H2O2 agendo come substrato suicida. Il 5,5-dimetil-pirrolina-N-ossido proteggeva la perossidasi, indicando il coinvolgimento del radicale indometacina nell’inattivazione. Il radicale indometacina veniva anche rilevato nel sistema perossidasi-indometacina-H2O2 come un addotto dimetil-pirrolina-N-ossido attraverso la spettroscopia a risonanza elettronica. La curcumina proteggeva la perossidasi in modo concentrazione dipendente e consumava H2O2 per la sua ossidazione come un valido substrato per la perossidasi, bloccando quindi l’ossidazione dell’indometacina. Lo studio indica quindi che la curcumina protegge contro il danno gastrico da indometacina rimuovendo l’H2O2 grazie alla prevenzione dell’inattivazione della perossidasi da parte dell’indometacina (Chattopadhyay I, 2006).
54 pazienti con diagnosi endoscopica di ulcera peptica sono stati inclusi in uno studio per ricevere, 5 volte al giorno per 14 settimane, 2 capsule ciascuna contenente 300mg di rizoma polverizzato di curcuma. Al termine del trattamento, il 48% dei pazienti è risultato negativo all’esame endoscopico; alcuni di questi pazienti sono guariti dall’ulcera dopo 8 settimane, mentre altri dopo 12 settimane di trattamento. Il dolore ed il malessere sono scomparsi in genere nei pazienti che hanno risposto al trattamento nel corso della prima o della seconda settimana di durata dello studio (Prucksunand, 2001).
Uno studio clinico osservazionale ha indagato l’effetto di un estratto di curcuma su pazienti affetti da sindrome del colon irritabile. Sono stati arruolati 500 pazienti affetti da questa patologia, che dovevano assumere per os 1 o 2 capsule di estratto di curcuma per 2 mesi. Si misurava l’intensità della sintomatologia tramite scale apposite validate, l’indice di qualità della vita e l’efficacia del rimedio secondo i pazienti pre e post terapia. Al termine del trattamento il miglioramento della sintomatologia era del 41% in coloro che assumevano 1 sola capsula e del 57% in quelli che ne assumevano 2. In particolare il dolore addominale si riduceva del 22 e del 25% nei due casi, con un miglioramento della qualità di vita di circa il 36% nei pazienti trattati con 2 capsule di estratto. Circa due terzi dei pazienti hanno giudicato il trattamento come efficace, senza manifestare effetti collaterali rilevanti( Bundy R, 2004).
Altri studi hanno dimostrato una spiccata azione antiossidante della curcuma non solo a livello epatico ma anche a livello intestinale. Infatti l’estratto secco di questa droga riduce in modo statisticamente significativo i livelli di idroperossidi e di acido tiobarbiturico nella mucosa intestinale, aumentandovi invece quelli del glutatione e della superossido desmutasi.
Studi fatti sul ratto sembrano indicare che la curcuma abbia azione antiflogistica a livello del tubo gastroenterico, di cui sarebbero responsabili sia la curcumina sia l’olio essenziale, con azione più marcata per la somministrazione intraperitoneale rispetto a quella per os, probabilmente a causa di una non buona biodisponibilità di queste sostanze. Ciò sarebbe anche confermato dal fatto che, nell’uomo, i livelli ematici di curcumina dopo somministrazione per via orale sono molto bassi.
In vitro la curcumina ha anche evidenziato azione antispasmodica sulla muscolatura liscia del tubo digerente, che potrebbe essere spiegata con la buona concentrazione che questa sostanza ha nel lume gastrointestinale, dato che viene eliminata per via fecale (Rajakrishnan V. et al., 2000).

La Curcumina ed il Morbo di Alzheimer

Alla base del morbo di Alzheimer esiste una lenta e progressiva atrofia della corteccia cerebrale causata dalla perdita di neuroni, soprattutto di tipo colinergico, conseguente alla deposizione di una sostanza tossica di natura proteica chiamata beta-amiloide (BA).
E’ stato dimostrato che la curcumina, dotata di una potente attività antiossidante ed antinfiammatoria, impedisce la formazione di oligomeri di BA sia in vitro che in vivo. Negli esperimenti condotti in vitro, la curcumina ha inibito l’aggregazione in maniera maggiore rispetto all’ibuprofene ed al naproxene (Ono, 2004).
Nel numero di ottobre 2006 di “Journal of  Alzheimer’s Disease” è stato pubblicato uno studio relativo ai risultai iniziali di un nuovo approccio al trattamento del Morbo di Alzheimer. Prendendo dei campioni di sangue di pazienti affetti da questo morbo ed altrettanti di soggetti sani (controllo), i ricercatori hanno monitorato l’attività dei macrofagi, i quali mediante il sistema immunitario attraversano la barriera ematoencefalica, ripulendo i neuroni dai metaboliti ma anche dalla BA.
I ricercatori hanno trattato, in una coltura cellulare, i macrofagi con curcumina per 24 ore e successivamente hanno introdotto la BA. Nel 50% dei campioni, derivanti dai pazienti affetti da Alzheimer, i macrofagi hanno migliorato la loro efficacia nell’eliminare i metaboliti rispetto al gruppo di controllo: in questo caso i macrofagi hanno mantenuto la loro efficacia sia in presenza che in assenza di curcumina
La curcumina può rappresentare qiundi un argomento di interesse per ulteriori studi indirizzati alla risoluzione del problema terapeutico, fino ad ora ancora non soddisfacentemente risolto, rappresentato dalle malattie neurovegetative in generale e dell’Alzheimer in paricolare.

Attività antitumorale

Attualmente, la mortilità e la morbilità provocate dalle patologie neoplastiche rappresentano uno dei problemi di salute pubblica più rilevanti al mondo. La ricerca di nuovi composti per il trattamento del cancro è dunque oggetto di numerosi studi e molti lavori si focalizzano su molecole di origine naturale estratte da piante utilizzate nella medicina tradizionale.
Questo è anche il caso della curcuma longa.
La curcumina è risultata essere un promettente agente anticancro grazie alle sue proprietà antiproliferative e antiangiogeniche. Nonostante ciò, il meccanismo di azione dei suoi componenti rimane soggetto di dibattito. Un recente studio effettuato presso il Dipartimento di Farmacologia dell’Emory University School of Medicine di Atlanta (2008) ha focalizzato il meccanismo di azione dell’EF24, un nuovo analogo della curcumina, con attività biologica e biodisponibilità più sviluppata della curcumina stessa, ma che non ne aumenta la tossicità. Sono state trattate in vitro cellule del cancro MDA – MB 231 al seno e PC3  alla prostata con EF24 e con  curcumina; si è visto che queste sostanze determinano una diminuzione dei livelli della proteina HIF-1 alfa (Hypoxia Inducible Factor), conseguentemente all’inibizione della attività di trascrizione di HIF.
L’ HIF-1 alfa favorisce la vascolarizzazione di neoplasie rendendole più maligne e più resistenti alle terapie antineoplastiche.
Mentre la curcumina inibisce la trascrizione del gene HIF-1 alfa, l’EF24 esercita la sua attività inibendo l’ HIF-1 alfa dopo la trascrizione. Questo risultato dimostra che i due componenti sono strutturalmente simili ma con meccanismi distinti. Un altro effetto cellulare che può ulteriormente differenziare le due componenti è la capacità dell’ EF24, ma non della curcumina, di indurre la stabilizzazione microtubulare nelle cellule sane ed una distruzione del citoscheletro delle cellule neoplastiche. Nei sistemi tumorali sono state evidenziate variazioni nel citoscheletro delle cellule neoplastiche,  che mostrano spesso maggiori capacità motorie; la diffusione delle metastasi nei tumori, è funzione della capacità delle cellule cancerose di invadere i tessuti vicini. Il ruolo essenziale del citoscheletro nella proliferazione  delle cellule tumorali ha condotto allo studio ed allo sviluppo di nuovi farmaci anti-tumorali, inibitori del citoscheletro; in quest’ottica l’EF24 ha dimostrato in vitro una potente attività anticancerosa ed ulteriori trials sono in corso per studiare il potenziale terapeutico di questa nuova molecola (Thomas, 2008).
Sia l’epigallocatechinagallato (EGCG) che la curcumina hanno mostrato efficacia in vari tipi di cancro, sia in vivo che in vitro. Recentemente (2008) è stato effettuato uno studio dal Dipartimento di Farmacologia e Tossicologia, Università di Otago, New Zeland, per determinare l’efficacia di questi naturali composti polifenolici, sia in vivo che in vitro, su cellule tumorali mammarie MDA MB 231. Sia l’ EGCG che la curcuma, sono risultati sinergeticamente citotossici; questa citotossicità è correlata con l’arresto del ciclo della cellula in fase G(2)/M. Dopo 12 ore dalla somministrazione di EGCG (25 microM) + curcuma (3 microM) aumenta notevolmente la proporzione di cellule in fase G(2)/M a 263 +/- 16% rispetto alle cellule di controllo. Femmine atimiche di topo sono state impiantate con cellule tumorali mammarie MDA MB 231 e trattate con curcuma (200 mg/Kg/die) + EGCG (25mg/kg/die) per 10 settimane. Il volume del tumore nei topi trattati  è diminuito del 49% rispetto al gruppo di controllo non trattato (p<0.05) che si esprime con una dimunuzione del 78 +/- 6%  in livelli di espressione della proteina VEGFR-1(fattore di crescita endoteliale vascolare) nel tumore e nei tessuti peritumorali;  questi risultati dimostrano che la combinazione di EGCG e curcuma è efficacie in modelli sia in vitro che in vivo in tumori al seno ER alpha ed inoltre che la  regolazione della proteina VEGFR-1 può giocare un ruolo chiave in questo contesto (Somers-Edgar, 2008).
Recenti studi clinici hanno dimostrano che la donna in terapia sostitutiva estroprogestinica combinata (HT) ha un più alto rischio di cancro al seno rispetto ad una donna che riceve solo estrogeni o placebo. I progestinici aumentano l’espressione di un fattore di crescita endoteliale vascolare (VEGF), un potente fattore angiogenico, nelle cellule del cancro al seno con  recettori  positivi al progesterone e la proteina p53 mutante. Dato che i livelli di VEGF sono direttamente proporzionali alla invasività del tumore, composti che prevengono l’induzione progestinica di VEGF potrebbero essere utilizzati nella terapia antineoplastica. Un recente studio (2008) del Dipartimento delle Scienze Biomediche, Università del Missouri, Columbia, ha dimostrato  che gli effetti angioinibitori della  curcumina si manifestano a seguito di una sottoregolazione dei geni pro-angiogenici del VEGF, da parte delle cellule del tumore al seno T47-D (Carrol, 2008).
Sono stati studiati, presso il Dipartimento di Biochimica e Biologia Molecolare della Louisiana State University, gli effetti che la curcumina esercita sui recettori alfa6beta4; questi sono recettori della laminina, presenti nella membrana basale delle cellule endoteliali, ed associati ad una maggiore migrazione ed invasione delle cellule tumorali. Lo studio è stato effettuato con cellule di cancro alla mammella MDA-MB 231  ed ha dimostrato che la curcumina riduce selettivamente l’espressione dei rettori alpha6beta4 con notevole diminuzione della motilità e dell’invasività delle cellulle neoplastiche (Kim, 2008).
Presso il Centre Jean Perrin dell’Université d’Auvergne, Clermont Ferrant, France, è stato effettuato uno studio in fase I su 14 pazienti  con carcinoma mammario in fase avanzato e metastatico, trattati con Docetaxel, per via ev ogni tre settimane, e curcumina per via orale (6000mg die) per 7 giorni consecutivi. Gli obiettivi comprendevano la tossicità, la sicurezza, il fattore di crescita vascolare endoteliale, le misurazioni dei marcatori tumorali e la valutazione delle risposte obiettive e cliniche dopo e durante la terapia in associazione. I risultati sono stati incoraggianti; attualmente è in corso uno studio comparativo in fase II con pazienti trattati con Docetaxel da solo e pazienti trattati con Docetaxel + curcumina (Bayet-Robert, 2010).

Assorbimento ed escrezione della Curcuma

La curcuma è poco assorbita dopo somministrazione orale. Studi su volontari dimostrarono che il 50-75% della curcuma attraversa tutto il sistema digerente senza essere trasformata e come tale viene eliminata. Solo tracce di curcumina furono ritrovate nel sangue dopo somministrazione orale di 2 grammi/die in soggetti volontari; si pensò quindi di marcare la curcuma con degli elementi radioattivi per seguirne esattamente il percorso dopo la somministrazione. Un’alta radioattività fu riscontrata nel sangue e negli organi bersaglio: ciò stava a significare che il 60-65% della curcuma  aveva subito una rapida trasformazione a livello intestinale ed assorbita sottoforma di metaboliti, quali la tetraidrocurcumina (Ravindranath, 1982).
La maggior parte di curcumina viene escreta con le feci, in minor misura tramite le urine.

Preparazioni utilizzabili

La preparazione consigliata è l’ES di rizoma standardizzato al 95% di curcuminoidi. La dose standard è di 25mg di curcumina pro kilo/die in due o tre somministrazioni. E’ consigliata l’assunzione almeno venti minuti prima dei pasti per facilitarne l’assorbimento. La lesività gastrica della curcuma può presentarsi solo a dosaggi decisamente superiori a quelli consigliati (8000mg/die); ad ogni buon conto, per maggiore sicurezza, i pazienti sofferenti di patologie gastriche è preferibile che assumano il rimedio durante i pasti.
Sono molte le sostanze che aumentano la biodisponibilità della curcuma; tra queste rivestono grandissima importanza la Bromelina e, ancor di più, la Piperina.
La bromelina è un enzima proteolitico presente nella parte non commestibile dell’ananas; il dosaggio consigliato è di 200mg/die in associazione alla curcuma.
La piperina è un alcaloide del pepe nero (Piper Nigrum), al quale conferisce il tipico aroma.
Recenti studi hanno dimostrato che la piperina aumenta in maniera sostanziale l’assorbimento di alcune sostanze come la Vit C, la teofillina, la fenitoina ed, appunto, la curcuma. La somministrazione di 2 grammi di curcuma insieme a 2 milligrammi di piperina aumenta la biodisponibilità della curcumina fino al 154% (Shoba, 1998) agendo non sull’assorbimento (o forse non solo) ma sul metabolismo della molecola .
Il dosaggio utile per aumentare la biodisponibilità della curcuma è di 0,06mg/kg/die di piperina.

Tossicità ed effetti collaterali della Curcuma

E’ stata studiata la tossicità sia acuta che cronica della curcuma nel ratto. Dosaggi acuti di 1 e di 3 g per kg di peso al giorno e cronici di 100 mg per kg. di peso al giorno di estratto di curcuma per 90 giorni non hanno causato aumento della mortalità negli animali e neppure modificazioni del loro peso(Kamalakkannan N. et al., 2005).  Non ci sono studi sull’effetto di questa pianta sul feto, per cui non andrebbe usata in gravidanza e durante l’allattamento.
E’ sconsigliato l’uso in pazienti portatori di ulcera gastrica e duodenale e nelle ostruzione delle vie biliari e calcolosi colecistica (azione colagoga e coleretica).

Conclusioni

Dall’inizio del secolo scorso ad oggi, diverse proprietà terapeutiche sono state attribuite ai rizomi della curcuma nei confronti di alcune malattie. La curcumina, principale composto attivo della curcuma è stato isolato circa due secoli fa e la sua struttura chimica definita nel 1910. Da allora la curcumina ha ampiamente dimostrato attività antinfiammatorie, antiossidanti, antimicotiche, antibatteriche ed antitumorali.
688 studi, oltre 400 dei quali pubblicati negli ultimi quattro anni, confermano le notevoli proprietà anticancerogene, antinfiammatorie ed antiossidanti della curcumina ed il crescente interesse dei ricercatori verso questa sostanza naturale.
E’ stato stimato che circa un terzo di tutte le morti per cancro negli Stati Uniti potrebbe essere evitato attraverso appropriate modifiche della dieta. Varie sostanze antiossidanti, come l’epigallocatechinagallato nel the verde, il resveratrolo nel vino rosso e nelle nocciole fresche, il licopene nel pomodoro, la capsaicina nel peperoncino ed in particolare i curcuminoidi nella curcuma si sono dimostrate efficaci nel ridurre lo stress ossidativo, uno dei principali fattori implicati nello sviluppo di molte malattie, compreso il cancro della pelle, prostata, seno, polmone e fegato (Khan, 2008).

dott Leonardo Crippa