Staphysagria

Staphysagria

 

Delphinium Staphysagria o erba dei pidocchi, usata fin dall’antichità per la sua nota  proprietà  purgativa del capo da chi è affetto da questi fastidiosi parassiti.

Il termine specifico deriva dal greco “staphis” = grappolo, e “agrios” = selvaggio.

Si tratta di un’erba perenne della famiglia delle ranuncolacee che cresce ai bordi di campi coltivati e può raggiungere un metro e mezzo di altezza, il cui frutto è simile a piccoli grappoli di uva.

Si tratta di un rimedio omeopatico molto usato indicato specialmente per il sesso femminile.

Sono soggetti con una forte sensibilità, che può rasentare il patologico. La sensazione principale di Staphysagria è conservare ad ogni costo la propria dignità ed il proprio onore e per tale motivo, durante tutta la sua vita, deve mantenere il controllo delle proprie azioni e del proprio comportamento. Sono molto preoccupati che una  mancanza di autocontrollo possa ledere la loro reputazione.

Staphysagria si impone un codice d’onore molto severo e si indigna di se stessa se non lo convalida. Per tale motivo deve reprimere molti desideri, specialmente quelli della sfera sessuale. Ha costantemente sensazioni di colpevolezza; non manifesta apertamente il suo desiderio sessuale per paura di essere ferita e per un senso di vergogna dettato da una educazione rigida e repressiva, pertanto arriva a reprimere il proprio   desiderio sessuale ed ad indugiare su tali questioni.

Se vogliamo concretizzare e comprendere l’azione di Staphysagria possiamo riassumerla in un’unica parola chiave: Rancore – Sopruso

Staphysagria si sente sempre sottomessa a qualcuno a cui deve obbedienza e che lei deve seguire; si può oltremodo affermare che vi sia una masochistica ricerca di questi soggetti durante tutto l’arco della loro vita, che le creano, da una parte una situazione di voluta dipendenza e dall’altra una profonda sensazione di rancore, di sopruso, di collera repressa che può evolvere in occasionali, ma violenti, scoppi di ira per essere stata insultata, mortificata e trattata ingiustamente.

Questi sentimenti a lungo repressi sono la causa di disturbi dell’apparato gastroenterico: difficoltà digestive, addome disteso e dolente, aerofagia e flatulenza, coliche addominali e biliari soprattutto dopo arrabbiature.

All’inizio del terzo millennio ci sono ancora donne che vivono l’atto sessuale come una sorta di “sopruso” e che manifestano tale sensazione sull’apparato genitourinario con episodi di “cistite o vulvovaginite post-coito”.

La giovane Staphysagria vive una adolescenza turbata, il rapporto con l’altro sesso è difficoltoso, diffidente.

Il primo bacio diventa un’ossessione, soprattutto perché la madre le ha ripetutamente, e con dovizia di particolari, spiegato che potrebbe rimanere “incinta”; solo grazie alle amichette coetanee che la rassicurano della “presunta “ innocuità del bacio, si lascia convincere a sottoporsi, suo malgrado, a questa iniziazione adolescenziale, non con una certa riluttanza, con un certo sospetto.

La figura della madre nella adolescenza-pubertà della giovane Staphysagria gioca un ruolo fondamentale; una madre iperprotettiva, alle volte bigotta, che ha vissuto la propria giovinezza in modo travagliato, che ha avuto delle esperienze negative con l’altro sesso e che continua a ripetere alla figlia la famosa frase:
“gli uomini vogliono una cosa sola!”.

Staphysagria cresce con un certo timore verso gli uomini dipinti dalla madre come satiri assatanati. Il più delle volte arriva al matrimonio illibata (e come potrebbe essere diversamente con una tale cerbero come genitrice). Il giorno delle nozze la madre proferisce un’altra frase famosa:
“ricordati figliuola, non lo fo per voler mio ma per far piacere a Dio”.

La prima notte di nozze ed il viaggio di nozze diventano per Staphysagria un incubo; l’atto sessuale viene vissuto come un sopruso, come un abuso. Il rancore che Staphysagria cova in grembo si manifesterà con una cistite, detta appunto “cistite della luna di miele”.

Con questi presupposti è facile comprendere perché il matrimonio, di solito, non ha una lunga durata; alle volte l’educazione religiosa le impedisce di adire ad una separazione od al divorzio, onde per cui le cistiti diventeranno ricorrenti ed emorragiche, il rancore si trasformerà in collera repressa che, col passare degli anni, trasformerà Staphysagria in una pentola a pressione pronta ad esplodere.

Staphysagria viene usata a basso dosaggio in omeopatia nei casi di cistite con bruciore dopo aver urinato (bruciore durante la minzione = Cantharis e Mercurius), nell’ipertrofia prostatica nell’uomo con bisogno di urinare spesso e bruciori urenti a livello uretrale fra una minzione e l’altra.

Fin dall’antichità Staphysagria veniva definita “bisturi omeopatico” in quanto rende belle le cicatrici; se usata subito dopo l’intervento chirurgico migliora la cicatrizzazione e riduce notevolmente l’incidenza di cheloidi.

Viene usata anche per curare le piccole lesioni sicotiche della cute quali le verruche, il calazio e l’orzaiolo (questi ultimi soprattutto se localizzati sulla palpebra superiore).

 

dott Leonardo Crippa